Abatino: un rifugio per gli animali, un ponte tra le persone

Ci sono luoghi che hanno la capacità di trasformare le persone. Non con grandi gesti o eventi straordinari, ma attraverso la forza della semplicità: giornate scandite da lavori comuni, pasti condivisi, risate che nascono spontanee; luoghi che ti entrano dentro, che non si limitano a essere spazi fisici ma diventano esperienze di vita. Il Parco dell’Abatino è uno di questi. Qui, in mezzo alla natura e agli animali, non si coltiva solo la cura per esseri viventi fragili e in difficoltà, ma si alimenta anche un altro tipo di energia: quella che nasce dall’incontro tra persone provenienti da Paesi, culture e lingue diverse.

Chi arriva all’Abatino spesso lo fa spinto dall’amore per gli animali, dal desiderio di imparare, dalla curiosità di mettersi in gioco. Eppure, quasi sempre, porta a casa molto più di quanto potesse aspettarsi: legami profondi, amicizie nate in modo naturale, la consapevolezza che vivere insieme, lavorare insieme, crescere insieme è un’esperienza che arricchisce tanto quanto il contatto con gli animali stessi.

Lo scorso settembre, grazie ad un progetto dell’associazione Kora, il casale accanto al Parco si è riempito di voci, risate e accenti diversi. Volontari arrivati da varie regioni d’Italia, Croazia, Belgio, Grecia, Repubblica Ceca e altri Paesi europei, hanno condiviso spazi e quotidianità per tre settimane.

La giornata iniziava presto: la colazione insieme, poi le attività al parco, guidati dai keeper e da noi volontari del servizio civile. Pulizie, distribuzione del cibo, piccoli lavori di manutenzione: mansioni che potevano sembrare faticose, ma che, vissute in gruppo, diventavano momenti di collaborazione e di apprendimento reciproco.

E poi, finito il lavoro, iniziava la parte forse più bella: le serate passate nel casale, intorno a un tavolo pieno di piatti cucinati insieme, tra canzoni popolari di ogni Paese, risate per i diversi modi di dire, racconti personali che viaggiavano da una lingua all’altra. Ogni giorno si scopriva qualcosa di nuovo: un dolce o un piatto tipico, un gioco tradizionale, una parola che non ha traduzione ma che racchiude un mondo. In poco tempo, il gruppo si è trasformato in una piccola comunità, capace di rendere speciale anche la più semplice delle attività quotidiane.

Non a caso, quando è arrivato il momento dei saluti, tanti hanno pianto, consapevoli che quell’esperienza, per quanto breve, avrebbe lasciato un segno indelebile. Alcuni hanno già deciso di tornare, altri hanno proseguito in progetti simili, segno che la magia vissuta qui è stata reale e potente.

Ma la vita dell’Abatino non si limita a questi momenti intensi. Durante l’anno, infatti, il Parco accoglie volontari Europei che restano per mesi, permettendoci così di creare legami ancora più profondi.
All’inizio sono stati Alex, Anouk e Alice, tre ragazzi francesi, a fare da guide a noi nuovi arrivati con l’aiuto dei keeper, trasmettendo con pazienza e passione le conoscenze necessarie per svolgere le mansioni.

Poi è arrivato il momento di passare il testimone: quando Marion e Annemieke sono giunte al parco, questa volta è stata cura di noi volontari del servizio civile, ormai più esperti, ma mai senza sostegno e supervisione da parte dei keeper, accompagnarle nell’apprendimento di regole e accorgimenti necessari per far sì che tutto fosse svolto nel migliore dei modi.

E lo stesso è accaduto con Claire, arrivata negli ultimi mesi. Questo passaggio di competenze, da chi è qui da più tempo a chi arriva dopo, non è solo formazione pratica: è scambio umano. Significa imparare a insegnare, a mettersi nei panni dell’altro, a condividere non solo un sapere ma anche una parte di sé. E fuori dal parco, i legami si rafforzano: feste di compleanno, Pasquetta, serate passate insieme a ridere e a raccontarsi la vita.

Inoltre, durante quest’anno di servizio civile, abbiamo avuto anche la possibilità di vivere un’esperienza di scambio ancora diversa, grazie al progetto di inserimento sociale e lavorativo realizzato in collaborazione con Il Samaritano (Caritas Rieti). Alcuni ragazzi, come Kalilou che viene dal Mali, Romario dal Camerun e Lansana dalla Guinea, hanno trascorso con noi giornate di lavoro e di condivisione.
La mattina li andavamo a prendere alla fermata del bus, per permettere loro di partecipare alle attività e vivere appieno l’esperienza del Parco. Hanno collaborato nelle mansioni quotidiane: la cura degli animali, la manutenzione degli spazi, piccoli lavori manuali che li hanno messi in contatto con la natura e con il gruppo.
Per loro è stata un’occasione preziosa per imparare nuove competenze, mettersi in gioco e sentirsi parte di una comunità. Per noi, è stato un arricchimento altrettanto grande: lavorare fianco a fianco, condividere sorrisi, scoprire nuove storie e culture ci ha ricordato che l’inclusione non è mai un gesto a senso unico, ma un processo che arricchisce tutti.

Uno degli aspetti più importanti che secondo me ha arricchito ulteriormente tutte queste esperienze è l’uso dell’inglese come lingua comune, che all’inizio può sembrare un ostacolo: non trovare subito le parole o fare fatica a esprimere pensieri complessi. Ma presto ci si accorge che è proprio questa sfida a rendere speciale la convivenza.
Parlare inglese non significa solo comunicare: significa aprirsi, cercare di capire l’altro, imparare ad ascoltare davvero. È un esercizio di empatia che fa crescere tutti, e che trasforma un gruppo di persone estranee in una comunità capace di capirsi oltre le barriere linguistiche.

Chi come noi ha vissuto l’Abatino, racconta di giornate che scorrono leggere, di lavori che non sembrano faticosi perché condivisi, di un entusiasmo che accompagna dal risveglio fino a sera. Racconta della bellezza di sentirsi accolti fin dal primo giorno, dell’emozione di vedere gli animali da vicino, della gioia di stringere amicizie sincere in un tempo così breve.
Molti parlano di esperienza “magica”, altri la definiscono “life changing”: non perché sconvolga la vita in modo drammatico, ma perché lascia dentro una calma nuova, una consapevolezza diversa, una fiducia rinnovata in sé stessi e negli altri.

All’Abatino si scopre che le relazioni sono il cuore del volontariato. Gli animali uniscono, ma sono le persone, con le loro storie, i loro sogni, le loro culture, a creare la vera ricchezza. È la prova che quando ci si incontra con mente aperta e spirito di condivisione, non importa da dove si viene: ci si riconosce parte di una stessa comunità, senza barriere: quella del Mondo.

Ma adesso lasciamo parlare alcuni dei ragazzi con cui quest’anno abbiamo condiviso questa grande e meravigliosa avventura fatta di legami indissolubili.

“Sono Kalilou, ho 25 anni e vango dal Mali, un Paese dell’Africa. La mia idea di lavoro è anche un modo per fare amicizie e integrarmi nel miglior modo con tutti i ragazzi del parco. Ho imparato molte cose, ad esempio come entrare in contatto con gli animali, come potermi prendere cura di loro senza disturbarli e stressarli. Mi piace in particolare rilasciare i volatili, come colombe e piccoli uccelli. Mi piace molto lavorare nella manutenzione, lavorare con le mani e pitturare! Con i ragazzi ho costruito un trasportino per un cervo che doveva essere rilasciato, mi sono divertito molto e ho imparato tante cose interessanti!

Conserverò i contatti con tutti i ragazzi conosciuti al Parco dell’Abatino e questo mi fa molto piacere perché credo sia una parte fondamentale di questo progetto di integrazione sociale e lavorativa. Grazie per questa opportunità!”

-Kalilou, progetto Caritas

“Le tre settimane che ho trascorso all’Abatino sono state magiche. Mi sono innamorata del posto e di tutte le persone che ci lavorano dal primo momento in cui sono arrivata. Tutti ci hanno accolto con amore e mi sembrava che il buonumore fosse presente 24 ore su 24. Ogni mattina mi svegliavo con l’entusiasmo di andare a lavorare, perché essere circondata da esseri viventi meravigliosi, sia animali che persone, non mi faceva nemmeno sembrare di lavorare davvero.

Siamo diventati tutti amici molto presto e sono felice di dire che, da quando il progetto è finito, ho avuto la fortuna di rivedere molte persone più volte. Durante quelle tre settimane il mio amore per l’Italia si è rafforzato ancora di più. Abbiamo potuto assaggiare deliziose lasagne o tiramisù preparati dallo staff o dai volontari italiani dell’Abatino, abbiamo bevuto molto limoncello e caffè, e abbiamo visto splendidi paesaggi della regione.
Potrei continuare a lungo a raccontare quanto sia stato incredibile, ma so che non sono l’unica ad essersi sentita così. Il fatto che un ragazzo del nostro gruppo di volontari stia tornando all’Abatino per lavorare lì a lungo termine, e che un’altra ragazza dello stesso gruppo stia facendo un progetto di volontariato di lunga durata con un altro progetto di Kora, dice già molto.
E il modo in cui molti di noi hanno pianto al momento dei saluti, e come ancora oggi parliamo di quanto abbiamo amato quell’esperienza, dimostra che la magia era reale. Non vedo l’ora di tornare presto all’Abatino <3”

-Leona, associazione Kora (tradotto dall’inglese)

“Uno dei miei motivi preferiti per viaggiare è incontrare nuove persone! Anche se non sono sempre la persona più chiacchierona, adoro fare nuove amicizie e ascoltare i punti di vista degli altri su argomenti diversi. Mi piace che le mie opinioni vengano messe alla prova, e incontrare persone di altri Paesi e culture è un modo perfetto per crescere e ampliare i miei orizzonti.
La mia esperienza in Italia mi ha dato esattamente questo. I miei colleghi e coinquilini erano incredibilmente gentili e interessanti, e ho trascorso molto tempo con loro. Hanno reso il lavoro insieme divertente e mai ripetitivo, e vedere le forti amicizie che li univano è stato davvero commovente. Ho anche apprezzato molto la loro mentalità aperta con me e con gli altri stranieri che venivano a lavorare insieme a loro.
Anche se a volte la barriera linguistica era un po’ stancante, sento davvero che questa opportunità mi abbia aiutata a diventare una persona migliore. Non solo ho imparato molto sul lavoro con gli animali, ma ho anche acquisito preziose intuizioni sul mondo e sulla vita stessa.”

-Marion (tradotto dall’inglese)

“Mi chiamo Aaron, vengo dal Belgio: viaggio di giorno, ballo di notte. Mentre scopro i vari paesaggi d’Europa, mi piace dare una mano in tutti i tipi di progetti, principalmente a sostegno di organizzazioni per la sostenibilità. In questo modo raggiungo i miei obiettivi personali di apprendere nuove competenze (permacultura, abilità manuali e cura degli animali) e contribuisco a mio modo a questo pianeta galleggiante che ospita tutti noi.
Quando ho scelto di partecipare a questo progetto, la prima motivazione che mi è venuta in mente è stata quella di conoscere meglio me stesso attraverso la comunicazione con gli animali. Come sappiamo, gli altri esseri viventi sono uno specchio del nostro mondo interiore e del nostro comportamento. Se osservi con attenzione e accetti senza prendere le cose troppo sul personale, puoi trovare una grande saggezza nella reazione di un animale.
Poi, leggendo di più sul progetto e sui suoi obiettivi, ho sentito che queste persone coraggiose, che ospitano animali altrettanto coraggiosi, meritavano tutto il nostro tempo e supporto. E non c’è modo migliore per farlo che in un gruppo internazionale di giovani motivati ed entusiasti.
Abbiamo dato da mangiare agli animali, costruito un laboratorio e riqualificato spazi abitativi. I dipendenti e i volontari a lungo termine ci hanno insegnato molto sugli animali, sul loro comportamento, sulle competenze manuali e sul lavoro di squadra. Tutto questo lo portiamo a casa con noi, a sostenerci mentre percorriamo il nostro cammino nella vita.
Se qualcuno avesse mai dubbi sul partecipare a un progetto come questo, citerei una famosa azienda: “just do it”. Certo, può essere spaventoso trovarsi improvvisamente a vivere insieme a un gruppo così numeroso e fare tutte queste cose nuove. Ma ricordati: sei libero di esprimere la tua opinione, insieme a persone che la pensano come te, sostenuto dall’inizio alla fine, in un’esperienza che ti apre il mondo.”

-Aaron, associazione Kora (tradotto dall’inglese)

Mi chiamo Magda e ho avuto l’opportunità di trascorrere tre settimane incredibili nella campagna italiana questo settembre. La possibilità di partecipare a questo progetto è arrivata per caso, mentre stavo guardando il sito della mia organizzazione locale (per me è stato EYCB, perché vengo dalla Repubblica Ceca). Ho fatto domanda e… sorpresa! Sono stata presa!
Il progetto a cui ho partecipato era incentrato sul volontariato in un rifugio per animali in gruppi, ed è stato organizzato da Kora. Non ho praticamente avuto bisogno di tempo per decidere se andare o meno, perché una cosa del genere era il mio sogno da anni: aiutare l’ambiente, sostenere una buona causa, incontrare persone, tornare in Italia e, finalmente, conoscere meglio gli animali e avvicinarmi a loro.
All’inizio ero un po’ spaventata, ma tutte le mie paure si sono sciolte già dal primo giorno del progetto. Grazie al lavoro di Kora, il gruppo era fantastico. Mi sono ritrovata a vivere temporaneamente con altre 9 persone che condividevano la mia stessa energia, con le quali mi sentivo a mio agio. Io, che sono un po’ antisociale, ho trovato persone con cui mi sono sentita al sicuro e che mi hanno accolta.
Abbiamo lavorato per tre settimane e avuto i weekend liberi. I compiti erano impegnativi e interessanti, lavoravamo in gruppo, affiancando e aiutando i volontari a lungo termine e lo staff del Parco. Abbiamo provato molte cose nuove e imparato attraverso l’esperienza. Ciò che mi ha sorpreso è stato che anche le persone che non facevano parte del progetto erano davvero amichevoli e passavano del tempo con noi fuori dal lavoro e nella casa messa a disposizione dal Parco.
Onestamente, credo che la cosa principale che ho ottenuto dal volontariato siano state le connessioni. Non solo con le persone, ma anche con la natura e con me stessa. Per la prima volta dopo tanto tempo, ho sentito che stavo facendo qualcosa che conta. Che stavo avendo un impatto. Importante per me e per gli altri.
Il progetto mi ha fatto riflettere sull’ambiente, sulle mie capacità, sul mio impatto e su ciò che posso fare nella mia vita quotidiana per vivere meglio. Sono passata dall’essere una studentessa passiva a vivere qualcosa di speciale, toccante e significativo.
Sento che questo progetto mi ha cambiato la vita, ma non in modo traumatico o aggressivo: gli effetti sono arrivati con calma, aiutandomi a realizzare alcune cose su me stessa.
Ora penso che non ci sia nulla da temere nel partecipare a un progetto o nel decidere di partire. Il mio progetto era ben organizzato, tutto è filato liscio e ho ricevuto tutto il supporto di cui avevo bisogno. C’è sempre qualcuno pronto ad aiutarti o motivarti e c’è sempre una soluzione per qualsiasi problema.
Non pensarci troppo e vai: la cosa peggiore che può succedere è passare un po’ di tempo lontano, praticamente senza spese, e avere del tempo per te stessa. Ma anche questo è improbabile.
Vivrai l’esperienza della tua vita!”

-Magda, associazione Kora (tradotto dall’inglese)

Michela  Tassi, volontaria SCU

Parco Faunistico Piano dell’Abatino

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