A “caccia” dei gamberi killer

 

Le specie aliene invasive sono organismi introdotti dall’uomo fuori dalla loro area d’origine, in modo volontario o accidentale, che causano gravi danni agli ecosistemi, alle specie autoctone, all’economia e alla salute umana. Non tutte le specie aliene sono dannose, ma quelle con grande adattabilità ambientale diventano invasive perché competono con le specie native, predandole o parassitandole.

Negli ultimi 30 anni in Europa le specie aliene sono aumentate del 90%, portando all’adozione del Regolamento Europeo 1143/2014 per prevenire e gestire il fenomeno. In Italia si contano oltre 3.000 specie aliene, di cui circa il 15% invasive.

 

Tra le più problematiche c’è il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), originario degli USA e del Messico, introdotto negli anni ’90 in Toscana e oggi diffuso in quasi tutta Italia. È onnivoro, molto vorace, capace di sopravvivere anche in ambienti inquinati, altera gli equilibri ecologici, danneggia gli argini e diffonde la “peste del gambero”, mettendo a rischio il gambero di fiume autoctono (Austropotamobius pallipes). Per queste caratteristiche viene chiamato “gambero killer”.

 

Nel Lago di Mezzano la sua presenza è stata accertata dal 2014. Si sono quindi avviati progetti di monitoraggio e controllo nell’ambito della Rete Natura 2000, con l’obiettivo di limitare la diffusione della specie nei laghi e corsi d’acqua della zona (Mezzano, Latera, Selva del Lamone, sistema fluviale Fiora–Olpeta).

 

L’attività si è svolta alle ore 8 del mattino, in condizioni di piena luce. Una volta raggiunta la riva del Lago di Mezzano, ci siamo divisi in 2 gruppi per raggiungere il luogo di interesse: uno ha raggiunto l’area tramite imbarcazione, mentre l’altro si è mosso a piedi lungo la riva. Il nostro compito non è stato quello di posizionare direttamente le nasse, ma ci siamo occupati di svuotarle, raccogliere i gamberi catturati ed, infine, di posizionare nuovamente le esche attrattive all’interno delle trappole. Le nasse erano state posizionate in precedenza in punti strategici, in particolare nei tratti di acqua calma e vicino a rive fangose, dove questa specie tende a concentrarsi.

Una volta recuperate, abbiamo estratto con attenzione i gamberi, osservandone numero, dimensione e morfologia. L’operazione è stata svolta con guanti e contenitori idonei, in modo da maneggiare gli esemplari senza rischi e in condizioni di sicurezza.

 

Sono stati trovati diversi esemplari, sia adulti che giovani. Abbiamo potuto osservare la tipica colorazione rosso-bruna e le chele robuste, caratteristiche di questa specie.

L’esperienza ci ha mostrato chiaramente quanto il gambero della Louisiana sia ormai radicato nel nostro ambiente e quanto sia abile ad adattarsi a condizioni diverse. Vederlo così diffuso e vitale ci ha permesso di capire da vicino la portata del problema legato alle specie invasive.

Questa attività ci ha fatto riflettere sul doppio volto di questo crostaceo: da un lato è affascinante per la sua resistenza e le sue caratteristiche biologiche, dall’altro rappresenta una serie minaccia per le specie autoctone e per l’equilibrio degli ecosistemi acquatici. Per questo motivo è necessario continuare a monitorarlo e a contenere la sua presenza, affinché la biodiversità locale possa essere tutelata e preservata.

Andrea e Elena

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