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Sagra della Ricotta di Guadagnolo

  Quale miglior occasione per conoscere Guadagnolo, se non il giorno della Sagra della Ricotta? È questa la ricorrenza annuale che ricorda il momento di inizio estate in cui i pastori transumanti tornavano sui Monti Prenestini dopo la stagione invernale.

  Oggi la transumanza non si pratica più a Guadagnolo (anche se David Salvati vuole ripercorrere gli antichi tratturi), ma la Sagra della Ricotta continua ad essere il luogo di ritrovo per gli eredi della tradizione transumante. Nando, Lia, Aristide, Bruno, sono solo alcune delle persone che ci hanno accolto alla Sagra il 12 giugno scorso. Ci hanno aperto la porta delle loro case, ci hanno offerto cibo e ospitalità, ma soprattutto ci hanno raccontato le storie della loro infanzia a Guadagnolo, le strade che i loro nonni percorrevano per portare il gregge a pascolare, le loro idee e prospettive future per il nuovo Cammino della Transumanza.

 Lia ci ha condotto lungo la falesia che sostiene il centro abitato, facendoci scoprire i luoghi dove i piccoli guadagnolesi affrontavano le prove di coraggio. Lungo il percorso “joppe ‘nsu ‘lla môra” (letteralmente “sotto e sopra la mora”, per indicare la via di mezzo tra la cima e la base della falesia) si possono incontrare dei porcili ormai abbandonati e quasi totalmente distrutti. Si prosegue verso le “sette cammere“, conformazioni sporgenti nella roccia dove i ragazzi si arrampicavano per fumare lontani dagli occhi indiscreti dei genitori, ma è la stessa Lia a spiegare che in un paese come Guadagnolo tutti sapevano tutto, poco importava se il luogo era discostato dal centro abitato. Si continua lungo una strettoia, si superano le pareti dove oggi si pratica arrampicata, per arrivare all’altezza di alcune rientranze rocciose e ventilate, qui le capre trovavano riparo dal sole e dalle mosche.

"Le sette cammere", speroni di roccia su cui i giovani guadagnolesi amavano incontrarsi lontani dagli sguardi dei genitori.

 Si superano poi “le coste” o “i limiti“, che segnalavano il confine tra la zona coltivata a grano e leguminose e la zona del pascolo: Lia ci ha raccontato che in quei luoghi era importante stabilire dei confini precisi tra le varie attività agricole e d’allevamento per garantire un’adeguata rotazione delle colture e la relativa rigenerazione del terreno. Infine si arriva a “ju passu ‘lla scrofa“, un salto a strapiombo nel vuoto dove i bambini si mettevano alla prova, chiamato così perché, secondo le storie locali, un giorno vi cadde un maiale.

 Oggi si può tentare in sicurezza il salto anche grazie a dei sostegni in metallo. Lia, insieme a Nando e ad altre amiche, ha portato a termine la prova fino a due anni fa, ma quando lei era piccola non c’erano i cavi per aggrapparsi e i bambini si muovevano tra le rocce con delle scarpe dalla suola liscia in cuoio con cui era facilissimo scivolare.

  Lia e tutti gli altri partecipanti alla Sagra ci hanno mostrato Guadagnolo attraverso i loro occhi. Le esperienze vissute sulla loro pelle sono state le fonti dirette che ci hanno ispirato per l’escursione “dal Museo alla Luna” del 18 giugno (da Capranica Prenestina a Guadagnolo stesso), ma sicuramente saranno anche alla base di tutti i percorsi che svolgeremo sulle orme dei vecchi tratturi della transumanza laziale.

Articolo e foto di: Giusi Bollati, Vittorio di Cecio.

Parco Regionale dei Castelli Romani (sede Vivaro).

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